Ecco la ricetta di Dario Stefàno con occhi sempre rivolti alla Puglia

“Non torniamo indietro, proprio ora che gli indicatori economici ci dicono chiaramente che stiamo uscendo dalla crisi più lunga dal dopoguerra. Non esiste alternativa al centrosinistra ed al PD in fatto di credibilità, affidabilità e cultura di governo. Non lo diciamo noi, lo dicono i dati delle rilevazioni degli istituti di ricerca”. Così Dario Stefàno, candidato al Senato per il centrosinistra al Collegio uninominale Lecce – Francavilla e per il Partito Democratico come capolista al collegio plurinominale Puglia Sud, ieri sera a Francavilla Fontana insieme al sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore e il presidente di Anci Antonio Decaro. Presente anche il candidato locale Raffaele Pappadà. 

“L’Italia  - ho poi proseguito Stefàno - ha chiuso la stagione delle leggi ad personam, ha varato le riforme attese da decenni e finalmente ha invertito il trend economico e produttivo negativo, al quale ci avevano condannato i governi di centrodestra. Sarebbe un errore riconsegnare il Paese alle stesse persone che occupano la scena politica, locale e nazionale, da quasi quarant’anni. La credibilità di chi compete ad essere classe dirigente si misura anche sulla serietà delle cose che fa e che dice. Il mio diretto competitor afferma che c’è “bisogno di forza per sbattere i pugni in sede europea”: evidentemente gli sfugge che in Europa governa la sua parte politica, con FI che esprime il presidente del Parlamento Europeo. Dunque, avrebbero avuto in tutti questi anni tutti gli strumenti per intervenire, se avessero veramente avuto a cuore i destini dell’Italia”.

“Certo – ha ribadito Stefàno - resta ancora da capire quale idea di Europa propone il centrodestra, visto che Salvini predica altre ricette, parla di dazi, che invece annienterebbero le ambizioni delle nostre imprese. Servono regole giuste in mercati aperti: accordi internazionali basati sulla reciprocità, con clausole di salvaguardia vere, con la lotta al falso cibo e la tutela essenziale delle nostre indicazioni geografiche.  Non si può tornare ad una dimensionale nazionalista anacronistica e perdente.

“Tra destre e cinque stelle – ha poi concluso -  ritroviamo toni di propaganda simili e una sensibile convergenza sui principali temi politici, indicative di una stessa cultura politica e di uno stesso sguardo divisivo. Su immigrazione, Europa, rapporto con la scienza, M5S e Lega parlano la stessa lingua, incapace di andare al di là dell’elencazione quotidiana delle paure, abdicando alla responsabilità di indicare soluzioni sostenibili. Berlusconi promette la pensione di 1000 euro alle casalinghe, Grillo il reddito di dignità superiore ai 1.300 euro al mese. Misure, però entrambe irrealizzabili, perché non sostenibili economicamente”.

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