2xMille a La Puglia in Più

Grazie al sostegno Tuo e di chi ha scelto di destinare lo scorso anno il 2xMille a La Puglia in Più, abbiamo affrontato nuove sfide e tagliato traguardi che prima sembravano lontani. Abbiamo portato la nostra iniziativa nei territori, rafforzando la rete esistente e incontrando nuovi compagni di viaggio, sempre con un solo e chiaro obiettivo: fare della Puglia una terra d'avanguardia, moderna e vicina agli ultimi.

Le donne e gli uomini che hanno deciso di condividere il nostro progetto hanno lavorato, e continuano a lavorare, con passione e grande impegno, nelle Istituzioni e nei territori.

Un impegno più grande porta con sé, si sa, nuove responsabilità e necessita di maggiori energie e risorse. In questo bellissimo viaggio insieme c'è spazio per fare tanto e di più per la nostra Puglia.

Per questo motivo, Ti invitiamo, anche quest'anno, a compiere un gesto semplice, che non costa nulla, ma che per il nostro Movimento e per chi lo anima può significare molto.

Scegli anche tu, in sede di dichiarazione dei redditi, di destinare il 2x1000 a La Puglia in Più. Puoi farlo utilizzando il codice E32 e apponendo accanto la Tua firma nell'apposito box della scheda per la devoluzione dei xMille che trovi all’interno dei modelli per la dichiarazione dei redditi (vd scheda illustrativa di seguito).

Un piccolo e semplice aiuto, totalmente gratuito, che può contribuire a far ancora più grande la nostra comunità e la Puglia.

Grazie in anticipo per il sostegno che vorrai dare al nostro Movimento e per il passaparola che spero Tu vorrai attivare, condividendo questa scelta anche con altri amici.

Un caro saluto e a presto!
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IL 2 X 1000 COS'È?
È una quota dell’Irpef che, in sede di dichiarazione dei redditi, il contribuente può scegliere di destinare al Movimento LA PUGLIA IN PIÙ. Non si tratta di una tassa aggiuntiva: per il contribuente è un gesto gratuito. Infatti, nel caso in cui non si dovesse esprimere nessuna volontà (non optando per alcun soggetto) la quota resta in automatico allo Stato Italiano.
 
CHI PUÒ DEVOLVERE IL 2X1000?
Chiunque presenti la dichiarazione dei redditi o abbia ricevuto la CU relativa all’anno 2016.
 
COME SI DEVOLVE IL 2X1000 A LA PUGLIA IN PIU'?
Inserendo il codice E32 nello spazio dedicato e firmando accanto. I contribuenti che presentano la dichiarazione dei redditi, troveranno nel modello predisposto una pagina dedicata alla devoluzione del 2×Mille, del 5×Mille e dell’8×Mille. Si possono continuare a devolvere tutti e tre: il 2×Mille non è alternativo né al 5xMille né all’8xMille.

COSA SUCCEDE IN CASO DI 730 PRECOMPILATO?
Si può devolvere il 2×Mille attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate o compilando e presentando l’apposita scheda tramite sostituto d’imposta, Caf o professionista abilitato.
 
E PER CHI NON HA L’OBBLIGO DI PRESENTARE LA DICHIARAZIONE DEI REDDITI?
Può devolvere il 2×Mille a LA PUGLIA IN PIU' compilando la scheda disponibile sul sito dell'Agenzia dell'Entrate e presentandola, in busta chiusa e contrassegnata sui lembi di chiusura, entro il 30 settembre 2017 presso lo sportello di un ufficio postale o per il tramite di un intermediario abilitato alla trasmissione telematica.
La busta deve recare l’indicazione “Scheda per le scelte della destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’Irpef”, il codice fiscale, il cognome e nome del contribuente.
 
IN CASO DI DICHIARAZIONE CONGIUNTA?
Si compilano due schede, una per contribuente, che vanno inserite in due buste separate, chiuse e contrassegnate sui lembi di chiusura. Su ognuna va indicato nome, cognome e codice fiscale e la dicitura “Scheda per le scelte della destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’Irpef”. Si possono presentare all’ufficio postale, Caf o telematicamente al sito dell’Agenzia delle Entrate.

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Serve un baluardo contro xenofobia, razzismo e populismo

Il popolo americano ha scelto Donald Trump. Piaccia o meno, è comunque il risultato di un processo democratico che dobbiamo accettare e rispettare.
E' un errore, però, rimanere convinti - a mio avviso - che questa sia una vicenda tutta e solo del popolo americano, pensando quindi che la "scelta Trump" si possa consumare in uno "splendido isolamento" d'oltreoceano.
La vittoria di una proposta tenuta in piedi da retoriche populiste intrise di grevi convincimenti razzisti e sessisti, come appunto quella di Trump, entra nello spirito stesso della politica: in un certo modo, infatti, deprime e strozza l'entusiasmo di chi lavora con passione nei territori, mentre incoraggia le spinte populiste o fa da miracolosa malta alle nuove destre che si stanno compattando.
Tutto questo, ovviamente, in Italia, come in Europa, dove i primi salutare entusiasti il successo del Tycoon sono stati proprio Salvini e Marine Le Pen.
Tutto questo rafforza la necessità per il centro sinistra di una profonda riflessione concentrata sulla costruzione di una nuova proposta politica credibile, tanto autorevole quanto inclusiva, capace di disegnare soluzioni ai temi che investono la vita quotidiana (economia, lavoro, flussi migratori).
La verità infatti è che gli effetti negativi della crisi economica non sono più transitori: la crisi che viviamo ormai da anni rischia di trasformarsi in "strutturale" con enormi difficoltà a recuperare soluzioni.
La verità è che siamo dinanzi al diretto contraccolpo rispetto a processi della globalizzazione che la politica da tempo sembra aver smesso di governare e indirizzare o che talvolta si illude ancora di poterne decantare futuri effetti positivi.
La gente, nelle piazze, reali come quelle virtuali, è sfibrata, profondamente delusa; irriducibilmente allergica all'apparato e a chi lo rappresenta, individuando come obiettivo appagante la lotta all'establishment tout court.
I cittadini, da Detroit a Roma, passando per Liverpool, sembrano indistintamente e compattamente sempre più disposti ad unirsi, anima e corpo, a riconoscersi nelle idee e nei principi di chi oggi inneggia alla sicurezza e al riparo, di chi invoca protezione da tutto ciò che è considerato minaccia: siano i flussi migratori, controllati o meno, il terrorismo o i nuovi diritti.
E il centrosinistra deve guardare in faccia questa realtà.
Non può continuare a gettarsi incenso addosso, a rintanarsi in una asfittica autoreferenzialità, centrando la sua mera azione nel puntare il dito prima contro un avversario e poi contro l'altro.
Il campo democratico e progressista deve velocemente ritrovarsi, nella sua unità, perché è l'unico vero baluardo contro le nuove pulsioni xenofobe che, a spron battuto, avanzano nelle vaste praterie che la crisi, economica e anche politica, hanno di fatto spianato.
È un centro sinistra a cui spetta riscoprire la sua sensibilità e vocazione e offrire così un efficace antidoto alla crisi economica e una solida alternativa all'austerity.
Oggi è tempo di costruire un modello fondato su innovative politiche sociali, capace di riconquistare la fiducia delle persone perchè nuovamente in grado di dare risposte attuali e concrete.
Occorre che il centrosinistra si impegni in una nuova e avanzata declinazione e rifondazione dei diritti di tutti i cittadini. Solo così, appaiando il diritto dell'uguaglianza a quello dell'equità, ricostruirà e ritroverà anche se stesso.
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Legge Elettorale Puglia, auspico ampia convergenza su proposte di Sel e Puglia per Vendola

Sulle proposte di modifica alla legge elettorale regionale, presentate da Sel e da La Puglia per Vendola in commissione Riforme Istituzionali, spero ci possa essere massima convergenza. Alcuni fattori, tra cui la riduzione da 70 a 50 del numero dei seggi in Consiglio e il vizio costituzionale della vecchia legge, ci obbligano a cercare delle soluzioni praticabili e condivise in grado di migliorare il testo finale su cui si è aperta la discussione e che poi il Consiglio dovrà approvare in vista delle elezioni del 2015.
Le modifiche proposte da Sel e PPV sembrano andare nella giusta direzione perchè, in un'assemblea che sarà notevolmente ridotta, abbassare la soglia di sbarramento dal 4% al 3% per i partiti in coalizione significa riuscire a garantire piena rappresentatività anche alle forze politiche minori, salvaguardando i processi democratici e la pluralità di visioni.
Sostenere queste modifiche significa lavorare insieme a tutela della democrazia. Cosi come mi auguro ci sia ampio sostegno nei confronti della volontà di dare importanza e valore alle province più piccole, senza correre il rischio di stravolgere ulteriormente il meccanismo di assegnazione dei seggi.

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Intervento in Aula su riforma del Senato e revisione del Titolo V

Signor Presidente, Onorevoli Senatori,

permettetemi una breve riflessione a premessa di questo mio intervento. Molte volte, anzi troppe, negli ultimi decenni il dibattito politico è stato incentrato sulle riforme costituzionali. In tutti questi anni, a mio avviso, con troppa leggerezza e facilità si è guardato alle riforme, che sono state da più parti auspicate e sostenute come possibile soluzione per molti dei mali che hanno afflitto e che affliggono le nostre istituzioni, ma anche la nostra economia. Ogni volta il tema è stato approfondito, sviscerato, vivisezionato, ispezionato da tutte le angolazioni possibili e da tutte le prospettive. Sono state istituite Commissioni bicamerali ad hoc, sono stati organizzati gruppi di lavoro, comitati di saggi e tanto altro ancora. Sono stati prodotti approfondimenti, studi, relazioni, linee guida e manuali per non perdere la bussola tra le mille proposte spesso avanzate sotto il segno della schizofrenia, per inseguire il sistema francese o quello tedesco, o ancora quello spagnolo, ma ogni volta non si è guardato alla reale sostanza delle cose e a ciò che effettivamente necessitava al Paese, o forse nemmeno ai suoi cittadini.

In molte occasioni, le forze politiche hanno inseguito delle riforme costituzionali in termini strumentali, senza che vi fosse, nella maggior parte dei casi, una reale necessità di intervenire per modificare una Carta Costituzionale che ancora oggi è considerata una delle migliori Costituzioni al mondo. E non sono io ad affermarlo, ma è un giudizio diffuso tra molti autorevoli costituzionalisti, italiani e non.

Con queste parole, non voglio apparire un difensore a spada tratta della Costituzione, come pure non voglio in alcun modo ostacolare un processo di riforme che ha preso avvio con rinnovato vigore, almeno nelle intenzioni, e rispetto al quale io credo che ognuno di noi abbia il dovere di entrare nella discussione.

I tempi sembrano ormai essere maturi per un processo riformatore, perché dobbiamo dircelo: nel frattempo tante cose sono cambiate. È cambiato il contesto politico ed economico internazionale, diverso è lo scenario sociale; sono cambiati i meccanismi della società, come pure si sono modificate le aspettative e le ambizioni. In un tale quadro, il processo di riforme, anche costituzionali, assume un carattere di attualità, per rendere più funzionale ed efficiente l'architettura istituzionale del nostro sistema democratico e per dare un segnale all'Europa delle nostre ritrovate ambizioni e della nostra volontà di riformare. Un segnale all'Europa per riceverne uno altrettanto chiaro da quell'Europa che vuole le nostre riforme, ma che non immagina come riformare invece il proprio assetto e anche la propria spesa.

Quindi, come gran parte di voi sono convinto anch'io che la Costituzione possa essere migliorata in alcune sue parti, posso anche essere convinto che sia diventato urgente farlo, ma aggiungo che questa rivisitazione va fatta bene. Bene cosa vuol dire? Io credo che si debbano evitare gli errori nei quali si può incappare più facilmente quando si è animati da troppo fretta. Serve un approccio ponderato ed una maggiore coerenza, perché in questo momento il rischio di modifiche che peggiorerebbero il testo della Costituzione è concreto.
Dobbiamo essere in grado di conciliare la necessità di fare riforme con l'esigenza di vigilare per non fare pericolosi passi indietro che poi sarebbe difficile recuperare. Dobbiamo essere in grado di non doverci vedere bocciato, un domani, un testo perché incostituzionale. E di casi ce ne sono e potremmo ricordarne tanti. Il tema delle riforme, soprattutto quando queste interessano la Costituzione ed hanno ricadute sugli equilibri e sul complesso e sofisticato sistema di pesi e contrappesi che i nostri padri costituenti hanno posto a protezione ed a garanzia di una democrazia ispirata ai principi della partecipazione, della rappresentanza e del pluralismo, deve essere sviluppato in maniera organica, strutturata e funzionale agli obiettivi che si vogliono perseguire. Non per parlare alla pancia degli italiani, ma per trovare loro una soluzione che possa essere valida anche quando non saremo più noi seduti su questi banchi.

Anch'io dico grazie ai relatori, lo faccio sinceramente, perché credo che a loro vada riconosciuto l'impegno per aver migliorato profondamente un testo che inizialmente era molto superficiale, ma il punto non è questo. La discussione in Parlamento rappresenta un passaggio necessario, delicato e fondamentale, che a mio avviso non può essere licenziato frettolosamente, in ragione di qualcosa che va fatto a tutti i costi.

Non possiamo infatti dimenticare che il processo di revisione costituzionale è una prerogativa del Parlamento, i cui tempi e modalità non possono e non dovrebbero essere dettati dall'agenda del Governo né dalla disciplina di Gruppo. Serve cautela per valutare le ricadute future delle scelte che si compiono oggi, per far sì che le modifiche introdotte siano armonicamente integrate con il resto delle disposizioni, avendo ben presente un complessivo equilibrio del sistema, come è stato inteso in passato.

So di ripetermi, ma non voglio essere frainteso oggi qui. Non sono contrario ad un processo di riforme, anzi, come componente di questa Assemblea, voglio essere dentro questo processo, voglio poter dire di avere portato il mio contributo e voglio essere messo nelle condizioni di potermi assumere la responsabilità delle scelte che facciamo, a condizione che il risultato sia adeguato e rispondente alle reali esigenze del Paese e alle aspettative dei cittadini. Almeno a quelle che io, nella mia autonomia, leggo nella società.

A me sembra che con questo passo svelto, e con i metodi che si stanno cercando di far passare, si rischia di creare una sorta di spread pericoloso tra quello che si è voluto annunciare, cavalcando pericolosamente anche il tema dell'antipolitica, e quello verso cui si approderà. Uno spread tra promesse e risultati.

Non posso nascondere di avere accolto con piacere questo nuovo vigore, almeno nelle intenzioni, con cui si è avviato il processo di riforme. Ma, cari colleghi, siamo chiamati - e questo deve essere un onore ma anche una responsabilità - a confrontarci, e quindi a prendere decisioni sull'assetto futuro della nostra Repubblica; su interventi di variazione di luoghi e spazi delineati proprio dalla Costituzione. Luoghi dove si anima il dibattito politico, dove si fa la politica, dove si legifera per il Paese e per gli italiani. Siamo chiamati in pratica a intervenire sui meccanismi della democrazia e a mettere inevitabilmente mano all'equilibrio tra poteri e funzioni.

E, non vi nascondo neanche questo: ho i brividi al solo pensiero che si possa arrivare ad una soluzione che consegni uno sbilanciamento del potere di tutto il sistema costituzionale verso l'Esecutivo, e a danno della democrazia. Lo dico oggi e lo avrei detto dieci anni fa. Per evitare che ciò accada serve la massima attenzione e il massimo rispetto di quelle che furono le scelte dei Padri della Carta costituzionale. Serve comprendere meglio quale è la fotografia del sistema attuale e di conseguenza il confronto massimo con le diverse posizioni in campo.

Dopo un travagliato passaggio nella Commissione affari costituzionali, siamo arrivati all'esame in Aula, è vero. Ma a mio avviso sarebbe servito più spazio a noi, non componenti della Commissione, alle forze politiche per una riflessione ed un confronto più ampio. Sarebbero stati necessari per non presentarci al Paese con un accordo tra due leader di partito; sarebbero stati necessari alla luce del particolare momento che sta vivendo questo Paese; sarebbero stati necessari per non tradire il nostro stesso ruolo, che è quello di dare risposte adeguate alle aspettative dei cittadini e del Paese.

Qui va ricordato che si sono volute legare a doppio filo la riforma del Senato e del Titolo V con la riforma della legge elettorale, e qualsiasi occasione utile di confronto avrebbe dovuto e dovrebbe tener conto che il ragionamento su questi diversi livelli non può essere disgiunto.

Se provo ad immaginare il risultato a conclusione del passaggio di riforme nel suo complesso, penso che questo combinato disposto (Senato più Italicum) produrrà un accentramento del potere, mascherato da un pragmatico, fattivo ed efficace decisionismo e comporterà la riduzione, forse addirittura la chiusura di alcuni spaziper la democrazia.

Non sono stati previsti dei contrappesi. Non è stata prevista una funzione adeguata di controllo. Lo ha detto, qualche giorno fa, anche Stefano Rodotà e il suo dissenso è facilmente riscontrabile in gran parte di questo Parlamento, forse mascherato da una disciplina di Gruppo che non può giustificarsi. Non è una questione di professori: è una ragione di buon senso, ed è inutile ed intuibile il pericolo di una riduzione della partecipazione dei cittadini.

Nel cantiere delle riforme che si è voluto aprire non è previsto nulla che valorizzi ed incentivi la partecipazione; anzi, si sta cercando di circoscriverla e renderla meno agevole. L'innalzamento delle sottoscrizioni richieste per le leggi di iniziativa popolare e per i referendum sembra andare proprio in questa pericolosa direzione, a far compagnia o, forse meglio, a chiudere quel cerchio logico avviato con la scelta di ribadire i listini bloccati nell'Italicum. La previsione di maggiori sottoscrizioni per iniziative di democrazia diretta, così come l'impossibilità di esprimere il voto di preferenza svuotano, senza troppi giri di parole o particolari bizantinismi, il sistema democratico di qualsiasi Paese, continuando a relegare la scelta dei propri rappresentanti ai tavoli delle segretarie di partito. È questo che ci ha chiesto la Corte Costituzionale? È questo che ci chiedono i cittadini? È questo l'impegno che da vent'anni tutti i partiti politici assumono nei confronti delle comunità?

Per non parlare poi dello spostamento e dell'attribuzione di alcune funzioni di controllo alla Consulta, la quale verrebbe caricata inutilmente - e io dico anche pericolosamente - di compiti e competenze di natura politica. E noi - a mio avviso - dovremmo ben guardarcene dal politicizzare l'organo di garanzia suprema del nostro ordinamento.
Dobbiamo raddrizzare il tiro, perché quella che sta venendo fuori è una miscela pericolosa. Nella nuova struttura che sta nascendo un partito con il 25% dei consensi rischia di avere la possibilità di decidere su tutto: Esecutivo, Presidenza della Repubblica, Corte costituzionale, Consiglio Superiore della Magistratura e istituti di garanzia. Non credo che nessuno di noi voglia rischiare di andare incontro ad un quadro di questo genere.

Le riforme servono, certo, e noi ne siamo convinti sostenitori. Ma devono essere pensate per andare incontro alle esigenze del Paese, tenendo in considerazione anche la storia di questa Repubblica e richiamando alla memoria i numerosi passaggi in cui il tentativo di riforma ha fallito, e io dico per fortuna ha fallito.

Siamo perfettamente d'accordo che non sia più procrastinabile neanche la riforma della legge elettorale, dopo la pronuncia nei mesi scorsi della Corte Costituzionale. Siamo d'accordo che debba essere affiancata a modifiche ritenute allo stesso modo non più rinviabili, quali la diminuzione del numero dei parlamentari, la riforma del bicameralismo perfetto e, conseguentemente ad essa, una nuova revisione del Titolo V che riconsideri, alla luce della nuova disciplina delle Camere, quel rapporto tanto discusso tra Stato e Regioni, tra potere centrale e periferico.

Non trovo giusto, però, l'aver voluto procedere con tempi contingentati, al limite del possibile, e con un metodo che non condivido pienamente; metodo che mortifica le aspettative di chi non si riconosce nelle modalità con le quali sono stati declinati i punti che il Governo ha indicato come inderogabili: per quanto mi riguarda, sicuramente il tema della composizione del Senato e quello del superamento del bicameralismo paritario.

Noi vogliamo un Senato eletto dal popolo e anche i cittadini hanno espresso la stessa volontà. Lo dicono in ultimo i sondaggi e ne cito solo uno, quello di IPR, presentato qualche giorno fa da un gruppo trasversale di senatori. Non piace agli italiani un Senato nominato. Preferirebbero piuttosto abolirlo tout court.

Dunque, l'intenzione della maggiore parte dei cittadini non è quella di assegnare tutto il potere ad un partito o ad una singola segreteria di partito con rappresentanti nominati: semmai quella di avere un Senato scelto dai cittadini che, anche se non dovrà votare la fiducia, possa esercitare davvero le funzioni di controllo sull'operato di Governo.

Voglio aprire una parentesi e dire ai miei colleghi che io sono in politica da un tempo relativamente breve. Sono stato eletto due volte nel Consiglio regionale della Puglia, con le preferenze, e sono stato eletto in questo contesto, pur da capolista e pur passando per le primarie, secondo il meccanismo previsto dal Porcellum. Vi posso assicurare che la responsabilità che si assume con l'elezione diretta da parte del popolo carica di maggiore impegno e ti fa sentire il vero rappresentare di chi ti ha votato. Anche in una posizione come la mia - lo ripeto, sono stato eletto qui capolista, passando dalle primarie - il legame con i cittadini non è autentico: è un legame che passa dalla volontà di altri, che passa dalla volontà di una segreteria di partito. Credo che, in un Paese che vuole innovarsi, questo concetto vada rivisto.

Invece, in questo testo, si prevede un'elezione di secondo livello, senza considerare che ogni Regione ha una propria legge elettorale, magari in qualche caso anche con listini bloccati. Per cui potrebbero finire in Senato consiglieri regionali che non hanno mai affrontato un'elezione diretta. Dove sta il processo democratico?

La nostra democrazia ha bisogno di interventi capaci di ricreare una connessione tra istituzioni e politica. La soluzione proposta dal Governo va, invece, in direzione opposta e non risolverà il problema della disaffezione nei confronti della politica.

Saremo credibili, come classe politica, solo se ci impegneremo a rendere le forme di rappresentanza più democratiche e non, invece, meno democratiche. Saremo credibili quando parleremo di status del parlamentare, di conflitto di interessi, di cumuli di cariche. Allora sì, saremo credibili.Per noi, non è mai stato un tabù il superamento del bicameralismo perfetto. Anzi, riteniamo che si debba rivedere e mettere mano al processo di formazione e approvazione delle leggi nella direzione di una semplificazione dei tempi. Allo stesso modo, riteniamo necessaria la trasformazione del Senato in un organo che possa occuparsi un po' di più del rapporto Stato-autonomie, senza che ciò esaurisca i compiti ad esso assegnati, che devono essere di garanzia e di vigilanza sull'azione del Governo e della pubblica amministrazione, e che devono esplicitamente riguardare competenze vitali per il Paese quali, ad esempio, la revisione della Costituzione, i sistemi elettorali, l'ordinamento dell'Unione europea, i temi inerenti le libertà e i diritti fondamentali.

In una tale visione non possiamo dimenticare che il Senato rimane un ramo del Parlamento che è, per definizione corrente, l'organo collegiale di carattere rappresentativo-politico mediante il quale il popolo esercita il potere. Rendendolo non elettivo, invece, si sottrae ai cittadini il diritto ad eleggere direttamente i propri rappresentanti, con la conseguenza di un impoverimento della democrazia. Qualcuno potrebbe obiettare che sindaci e Presidenti di Regione sono contenti. Ci credo, ma non basta che siano contenti sindaci e Presidenti di Regione. Noi abbiamo bisogno che i cittadini del nostro Paese si riconoscano in un processo di riforme che sia vissuto, non tanto come un atteggiamento di Governo, quanto come un processo di democrazia. Sono convinto che quest'Aula non possa sottrarsi ad essere, soprattutto, un luogo di democrazia.Voglio ricordare prima a me stesso e poi a questa Assemblea che l'articolo 1 della Costituzione recita ancora "la sovranità appartiene al popolo"... e fu pensato così dai nostri padri costituenti che volevano una Carta viva, che sapesse guardare avanti, al futuro per evitare errori e tragedie che sono costate troppo, che potesse garantire nel tempo i principi su cui si fonda la democrazia che per sua stessa definizione è basata sulla partecipazione del popolo.

Io resto fedele a questo assunto e non ci sto ad andare in una direzione diversa, come quella che vuole percorrere il Governo di una restrizione del diritto di voto e di rappresentanza dei cittadini che sicuramente bene non fa.

Riguardo poi al tema non meno importante della riduzione dei costi, non capisco perché si debba intervenire in questo modo sul Senato. Se si vuole traguardare un risparmio di spesa effettivo e di una qualche rilevanza, a mio parere, la cura dimagrante imposta al Senato va estesa anche alla Camera. Così facendo daremmo un segnale forte ai cittadini su quelle che sono le nostre reali intenzioni di snellimento di un apparato sovradimensionato rispetto alle reali esigenze.

Per concludere, voglio ricordare ancora una volta perché non credo che sia mai abbastanza, che oggi, qui, in quest'Aula, stiamo parlando di modifiche alla Costituzione, della nostra Costituzione, quella Carta bellissima che definisce le regole dello stare insieme, dell'essere comunità, che deve servire a tenere insieme tutte le parti in un meccanismo che sia armonico e allo stesso tempo efficiente.

La nostra discussione e il nostro confronto, se mai ce ne fosse data l'opportunità, non deve essere vissuto come una contesa muscolare che veda l'affermazione e il primato del più forte. Deve essere piuttosto un dibattito ponderato che conduca all'individuazione delle migliori soluzioni possibili per la manutenzione e l'ammodernamento di quella Carta che, in uno Stato come il nostro, rappresenta ed interpreta l'idea di una società unita, ordinata, equilibrata. In una parola, democratica. Questo intervento di manutenzione, che definirei ordinaria, dobbiamo assicurarci che sia portato a compimento con la stessa responsabilità che avrebbe colui che deve modificare la storia per costruire un futuro diverso, per far sì che il nostro Paese possa stare al passo con i tempi e con i primi della classe.

Quindi mi auguro, per il bene di tutti, che questo processo di riforme non metta a rischio l'impianto voluto dai nostri Padri costituenti, in particolar modo per quanto riguarda i principi fondamentali. In particolar modo per quanto riguarda la dimensione partecipativa e democratica.
Mi auguro che questo lavoro per ridefinire alcuni passaggi della Carta, nella direzione di una maggiore efficienza e per meglio rispondere a quelle che sono le reali esigenze del Paese non vada ad alterare, sbilanciandoli, gli equilibri e il complesso sistema di pesi e contrappesi che sino ad oggi ci ha protetto da pericolose derive, come l’autoritarismo a cui stiamo assistendo in questi giorni, e ci ha garantito una democrazia partecipativa nel nostro Paese.
Noi ci aspettiamo un impianto di riforme diverso, e per quello ci impegneremo. Dentro e fuori dal Parlamento.

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La Puglia in Più ha chiuso a Cerignola la tappa foggiana

"Guai se la politica non facesse ogni tanto un pit stop, se non misurasse l'impatto delle misure attuate, se non mantenesse vivo il rapporto con le comunità ed i territori. Questo il senso di un tour che, anche qui nel foggiano, ci ha restituito l'immagine di una realtà straordinariamente ambiziosa e ricca di potenzialità".
Così Dario Stefàno ha aperto il dibattito serale che ha concluso la tappa foggiana de La Puglia in più, la campagna itinerante nelle province pugliesi.
"Chi fa politica e si misura con l’esercizio del governo - ha proseguito Stefàno - ha bisogno, ma anche il dovere, di tenere accesa la dimensione del rapporto diretto con le persone in carne ed ossa. Quello che ti dice senza veli e mediazioni se stai sbagliando strada o se invece devi aggiustare il tiro.  Quello che ti dà la possibilità di  entrare nel vivo delle realtà produttive e sociali per respirarne la stessa aria, capace di  riossigenare la capacità di leggerne i bisogni e le aspettative. Il tour anche qui a Foggia e nella sua provincia ci sta consegnando molte conferme e una voglia straordinaria di proseguire con la innovazione delle politiche regionali che in questi anni di governo a guida Vendola hanno capovolto   completamente la percezione della Puglia. Ma anche di accompagnare la comunità a superare quelle criticità storiche che in un certo senso sono  un freno alle stesse ambizioni del territorio foggiano".

Diverse le realtà incontrate nella tappa foggiana, tra cui Manfredonia, dove si è svolto un incontro con i pescatori, l'azienda agricola di Beppe Zullo ad Orsara di Puglia, il distretto agroalimentare DARE e la cooperativa Futuragri di Foggia, e alcune delle aziende agricole del territorio dove la produzione è declinata su tipicità e qualità.

Il dibattito serale, nella sala dell’ex opera Piano – San Rocco di Cerignola, moderato  dal giornalista Tito Manlio Altomare, ha visto in primo piano le storie dell’associazione “Cerignola Nostra “ con il presidente Giuseppe Patruno e del Consorzio di tutela oliva da mensa DOP La Bella Daunia cultivar “Bella di Cerignola” con il direttore Giuseppe Dibisceglie, che hanno raccontato le rispettive storie di valorizzazione delle radici locali, delle identità produttive e culturali che rendono il territorio foggiano un unicum ed una una realtà proiettata verso il futuro.

"Quel futuro - ha sottolineato ancora Stefàno - che non appartiene ad un altro mondo, ma è qui a portata di mano, fatto di prospettive concrete di crescita e sviluppo, grazie alle politiche regionali coraggiose ed ambiziose che in questi anni hanno inequivocabilmente puntato sulla valorizzazione delle nostre risorse".

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Domani giornata conclusiva de La Puglia in Più in provincia di Foggia

Saranno le storie dell’associazione “Cerignola Nostra “ e del Consorzio di tutela “Bella di Cerignola” a concludere domani sera la tappa foggiana della campagna itinerante “La Puglia in più” .
L’appuntamento è per domani venerdì 13 giugno alle ore 17.30 nella sala dell’ex opera Piano – San Rocco di Cerignola dove il presidente del movimento LPPV Dario Stefàno racconterà le impressioni della tappa nel territorio foggiano grazie anche al racconto di Giuseppe Patruno, Presidente dell’associazione “Cerignola Nostra” e a Giuseppe Dibisceglia, Direttore del Consorzio di tutela oliva da mensa DOP La Bella Daunia cultivar “Bella di Cerignola” che saranno intervistati dal giornalista Tito Manlio Altomare.

“Le due esperienze che racconteremo domani sera – sottolinea Dario Stefàno – sono emblematiche del buon governo regionale di questi ultimi nove anni: cultura e identità produttive rendono perfettamente l’impegno delle politiche regionale per la crescita economica e sociale attraverso la valorizzazione delle risorse che abbiamo in Puglia. Il territorio foggiano ci conferma le potenzialità enormi che conosciamo e sui abbiamo investito e sulle quali vanno recuperate quelle criticità storiche che ne hanno frenato le ambizioni. Ma la prospettiva è chiara".

"Chi fa politica e si misura con l’esercizio del governo - conclude Stefàno - ha il dovere di misurare la portata delle politiche messe in atto, degli strumenti usati e degli obiettivi raggiunti. Guai se la politica non attingesse al serbatoio di motivazioni ed entusiasmo che è la dimensione del rapporto diretto con le persone in carne ed ossa. È questo il senso del tour La Puglia in più".

La giornata di domani venerdì 13 giugno prevede i seguenti appuntamenti:

Ore 9.00 –Cerignola, IPOSEA industria Agroalimentare
Ore 10.30 – Foggia, Coop Futuragri
Ore 11.30 – Foggia, DARe - distretto tecnologico agroalimentare
Ore 13.00 – Ascoli Satriano, SADA srl (Località San Carlo/Ascoli Satriano )
Ore 14.30 - Orsara di Puglia, Azienda agricola e alta gastronomia, complesso turistico di Beppe Zullo
Ore 16.00 - Manfredonia, Mercato ittico, incontro con i pescatori
Ore 17.00 – Cerignola, Azienda “La Bella di Cerignola”

Ore 17.30 - Cerignola, ex opera Piano – San Rocco per dibattito serale.

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Domani giornata conclusiva de La Puglia in Più in provincia di Foggia

Saranno le storie dell’associazione “Cerignola Nostra “ e del Consorzio di tutela “Bella di Cerignola” a concludere domani sera la tappa foggiana della campagna itinerante “La Puglia in più” .
L’appuntamento è per domani venerdì 13 giugno alle ore 17.30 nella sala dell’ex opera Piano – San Rocco di Cerignola dove il presidente del movimento LPPV Dario Stefàno racconterà le impressioni della tappa nel territorio foggiano grazie anche al racconto di Giuseppe Patruno, Presidente dell’associazione “Cerignola Nostra” e a Giuseppe Dibisceglia, Direttore del Consorzio di tutela oliva da mensa DOP La Bella Daunia cultivar “Bella di Cerignola” che saranno intervistati dal giornalista Tito Manlio Altomare.

“Le due esperienze che racconteremo domani sera – sottolinea Dario Stefàno – sono emblematiche del buon governo regionale di questi ultimi nove anni: cultura e identità produttive rendono perfettamente l’impegno delle politiche regionale per la crescita economica e sociale attraverso la valorizzazione delle risorse che abbiamo in Puglia. Il territorio foggiano ci conferma le potenzialità enormi che conosciamo e sui abbiamo investito e sulle quali vanno recuperate quelle criticità storiche che ne hanno frenato le ambizioni. Ma la prospettiva è chiara".

"Chi fa politica e si misura con l’esercizio del governo - conclude Stefàno - ha il dovere di misurare la portata delle politiche messe in atto, degli strumenti usati e degli obiettivi raggiunti. Guai se la politica non attingesse al serbatoio di motivazioni ed entusiasmo che è la dimensione del rapporto diretto con le persone in carne ed ossa. È questo il senso del tour La Puglia in più".

La giornata di domani venerdì 13 giugno prevede i seguenti appuntamenti:

Ore 9.00 –Cerignola, IPOSEA industria Agroalimentare
Ore 10.30 – Foggia, Coop Futuragri
Ore 11.30 – Foggia, DARe - distretto tecnologico agroalimentare
Ore 13.00 – Ascoli Satriano, SADA srl (Località San Carlo/Ascoli Satriano )
Ore 14.30 - Orsara di Puglia, Azienda agricola e alta gastronomia, complesso turistico di Beppe Zullo
Ore 16.00 - Manfredonia, Mercato ittico, incontro con i pescatori
Ore 17.00 – Cerignola, Azienda “La Bella di Cerignola”

Ore 17.30 - Cerignola, ex opera Piano – San Rocco per dibattito serale.

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La Puglia in Più nella provincia della BAT con l'eccellenze produttive che sfidano la crisi

Domani, venerdì 30 maggio, toccherà a Canosa ospitare l’evento conclusivo de La Puglia in più, la campagna itinerante all’interno delle province pugliesi, organizzata dal movimento LPPV.  L’appuntamento è per le ore 18.30 nella Galleria sotterranea del Museo dei Vescovi (in via Sicilia 3) in cui il presidente del movimento, Dario Stefàno, racconterà questa ulteriore tappa del “viaggio” nel territorio pugliese, che si è soffermato anche nella BAT. Sono diverse le realtà che si sono avvicendate negli incontri del tour, tutte diversamente operanti nel territorio ma “tutte accomunate - sottolinea Stefàno - da un profilo altissimo di qualità ed innovazione ed una attenzione ai valori identitari e culturali che fanno di questo lembo di Puglia una terra affascinante”.
 
“La politiche regionali - aggiunge il senatore Stefàno - hanno supportato e valorizzato le eccellenze produttive che anche qui, in questa meravigliosa provincia, raccontano di una Puglia che sta combattendo a testa alta la sfida della crisi. Di una Puglia che ha saputo cogliere le opportunità e che non sta certo alla finestra ad aspettare ma anzi è fortemente proiettata verso il futuro per consolidare i tratti di strada percorsi e raccogliere i frutti della buona semina”.
 
Il dibattito serale vedrà insieme al Presidente Stefàno i protagonisti di due realtà imprenditoriali protagoniste del tessuto produttivo pugliese:
-  Sergio Fontana direttore generale di Farmalabor, azienda farmaceutica di Canosa considerata uno dei fiori all’occhiello della Puglia, leader in Italia e in Europa nella distribuzione di materie prime ad uso farmaceutico, cosmetico e alimentare con un ufficio commerciale a Milano e due siti di produzione a Canosa, uno dedicato alla manipolazione e allo stoccaggio delle materie prime ad uso cosmetico, alimentare ed erboristico e l’altro destinato allo stoccaggio e alla ripartizione dei principi attivi farmaceutici (ormoni, sostanze psicotrope, antibiotici e multipurpose).
-  Sabino del Vento, co-titolare della azienda agricola Cantine Del Vento di Canosa, che dal 1700 si occupa di produzione di vino da propri vitigni. Produttore di vino, bianco e rosato, ha interpretato una propensione alla valorizzazione del vitigno Nero di Troia. E' un'azienda dell'area Bat che con convinzione si è concentrata nella produzione del vino dolce da Moscato di Trani, registrando importanti riconoscimenti in vari concorsi internazionali.
 
Il dibattito serale conclude la tappa nel territorio della Bat che nella giornata di domani prevede i seguenti incontri:
 
- ORE 10.30 – TRANI- CAT IMPRESE NORD BARESI SRL
- ORE 11.15 – TRANI - COOPERATIVA XIAO YAN - LA RONDINE CHE RIDE - Parco sociale di Santa Geffa
- ORE 12.15- BARLETTA -  BASE PROTECTION, azienda scarpe antinfortunistica  
- ORE 13.00 - ANDRIA - AZIENDA AGRITURISTICA SEI CARRI (contrada Finizio S.P. 234 M.Murge)
- ORE 15.00 – CANOSA  - FARMALABOR visita alla sede centrale e al centro di ricerca
- ORE 16.30- CANOSA - IPOGEO SAN LEUCIO (parco archeologico)
- ORE 17.15 – CANOSA - PALAZZO SINESI, MUSEO CITTADINO PRIVATO
- ORE 17.45 – CANOSA – NUOVO MUSEO DEI VESCOVI “MONS. F. MINERVA”
- ORE 18.30- CANOSA - INCONTRO PUBBLICO - GALLERIA SOTTERRANEA MUSEO DEI VESCOVI

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