Orfani di femminicidio, si approvi testo in Senato

In Italia ci sono circa 1.600 orfani di femminicidio, vittime silenziose e spesso testimoni di episodi di violenza che determinano inevitabili conseguenze, anche psicologiche: si colpevolizzano, si isolano a scuola oppure diventano aggressivi o, peggio, vengono completamente abbandonati a se stessi.

A loro dobbiamo dare, con la massima urgenza, una risposta.

Non pretendiamo di cancellare le sofferenze per la perdita di una madre ma dobbiamo assolutamente offrire loro le tutele necessarie come per esempio la garanzia di un risarcimento congruo, il diritto allo studio o il diritto all'assistenza medico-psicologica.

C'è un testo, già approvato dalla Camera, che attende l'ok in Senato per essere definitivamente licenziato. 
Io credo che si debba affrontare subito, ad ogni costo prima della conclusione della legislatura.

Il mio impegno va in questa direzione. Non possiamo lasciarli soli.

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Contrasto alla violenza maschile contro le donne

Ho presentato come cofirmatario la seguente interrogazione a risposta scritta.

- Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. -
Premesso che:

il contrasto alla violenza maschile contro le donne deve essere una priorità per il nostro Paese che va affrontata partendo dalle radici su cui si fonda la violenza stessa e cioè l'incapacità di riconoscere ed accettare la libertà delle donne. È necessario dunque partire dalla scuola e dall'educazione, dalla destrutturazione degli stereotipi, dal rafforzamento dell'autonomia e della libertà delle donne e dal sostegno ai centri antiviolenza;

con l'insediamento del Governo è stata chiesta a gran voce da associazioni e movimenti la nomina di un Ministro per le pari opportunità, che fosse il punto di riferimento per coordinare tutti gli interventi e le strategie necessarie per contrastare il fenomeno e le discriminazioni che alimentano la violenza;

il precedente Governo aveva avviato i tavoli di lavoro della task force interministeriale con un confronto tra istituzioni, associazioni e centri antiviolenza per elaborare il nuovo piano nazionale antiviolenza, individuando misure volte sia alla prevenzione del fenomeno che al sostegno e al rafforzamento delle vittime. Il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri stava svolgendo il suo ruolo istituzionale di coordinamento fra tutte le amministrazioni, centrali e decentrate;

le associazioni di donne che da anni lavorano sui territori per il contrasto alla violenza in quella sede hanno chiesto la realizzazione di tutte quelle misure e azioni previste dalla Convenzione di Istanbul e dalle direttive internazionali ancora inapplicate in Italia;

il precedente Governo aveva deciso di distribuire ai centri antiviolenza e alle case rifugio 17 milioni di euro per il biennio 2013-2014 come previsto dal decreto-legge n. 93 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 119 del 2013. Le associazioni che coordinano i centri antiviolenza fra cui "D.i.re" auspicano che al più presto vengano assegnati i finanziamenti stanziati, in un'unica soluzione, al fine di consentire continuità ai progetti di sostegno e aiuto alle donne che intraprendono percorsi di uscita dalla violenza;

ad oggi il piano nazionale antiviolenza non è stato ancora rinnovato e i 17 milioni di euro per il biennio 2013-2014 previsti non sono stati ancora assegnati ai centri antiviolenza e alle case rifugio, mettendone seriamente a repentaglio la sopravvivenza,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Governo intenda prendere per mettere il contrasto alla violenza maschile contro le donne come priorità nell'agenda politica del Governo;

quali iniziative intenda prendere affinché si concluda il confronto avviato tra le istituzioni e le associazioni nell'ambito della task force interministeriale, istituita dal precedente Governo e coordinata dal Dipartimento per le pari opportunità;

se non ritenga urgente che sia rinnovato il piano nazionale antiviolenza;

se non ritenga necessario che siano assegnati i fondi previsti dal decreto-legge n. 93 del 2013, individuando chiari criteri di distribuzione;

se non ritenga necessario assumersi l'impegno affinché i centri antiviolenza e le case rifugio siano finanziati in maniera certa e costante, sottraendoli all'incertezza o al rischio di chiusura.

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