OSCE, Italia non a rischio brogli, non servono ulteriori controlli

Stamattina, ho ricevuto alcuni funzionari dell'OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, impegnati, in vista del prossimo appuntamento elettorale, in una missione di monitoraggio in Italia che ha, naturalmente, interessato anche la Giunta che ho l'onore di presiedere.

La validazione dei risultati elettorali, che il nostro organismo è chiamato a compiere all’indomani di ogni elezione al Senato, è a tutti gli effetti già un controllo, un monitoraggio sulla regolarità delle operazioni elettorali.

In questa legislatura lo abbiamo concluso in soli tre mesi e mezzo. Ben prima, dunque, del termine di diciotto mesi previsto dalla norma regolamentare. Non male, se consideriamo che spesso il Parlamento viene criticato anche per la mancata tempestività nelle decisioni o per atteggiamenti eccessivamente dilatatori.

Ci ho tenuto a condividere con loro un concetto: la sovranità popolare si manifesta concretamente nel potere di scelta dei propri rappresentanti e, dunque, la certezza dell’assoluta correttezza e della legittimità dei risultati elettorali è l’indispensabile presupposto di ogni democrazia matura.

Non abbiamo ricevuto, in questa legislatura, ricorsi tendenti a denunciare brogli o macroscopiche irregolarità nel calcolo dei dati elettorali. E, a tal proposito, ritengo significativa, nel nostro sistema, la norma del Regolamento per la verifica dei poteri che riconosce un’ampia legittimazione alla presentazione dei ricorsi elettorali che possono essere presentati, oltre che dai candidati nei collegi, anche dai cittadini appartenenti alle stesse circoscrizioni. Un'ulteriore conferma di un solido sistema di misure per l’accertamento dell’assoluta regolarità degli esiti elettorali.

Se è vero che nei sistemi democratici emerge un problema legato alla sfiducia che parte della popolazione nutre nei confronti delle Istituzioni, l'equilibrato ed efficiente sistema di monitoraggio e controllo di cui già disponiamo è necessario a garanzia della trasparenza dei processi democratici e contribuisce sicuramente a rendere più sereno il rapporto e la convivenza tra cittadino e Istituzioni. Non servono, dunque, controlli ulteriori.
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Aula è sovrana, resta nodo applicabilità Legge Severino

Certamente l’Assemblea è sovrana, per cui la decisione di oggi sul caso Minzolini è formalmente incontestabile e va rispettata. Il voto odierno dell’Aula, tuttavia, non smentisce il lavoro istruttorio della Giunta che, anche in questa occasione, è stato rigoroso, di merito e coerente con quanto deciso in altro precedente. Quello stesso lavoro che ha portato alla conclusione che non vi fossero margini di opinabilità circa l’applicazione della decadenza ai sensi della legge Severino, con riferimento alla condanna definitiva inflitta al senatore Minzolini. E questa conclusione non è stata contestata da nessuno.

Semmai nel dibattito d'Aula sono stati fortemente contestati i contenuti normativi della legge Severino, rispetto ai quali allora bisognerebbe avere il coraggio di proporre ed approvare modifiche anziché criticare e non darne applicazione.

E' quanto mai opportuno che, in occasione dell’imminente discussione sulla nuova legge elettorale, vengano affrontati, con maggiore serenità, tutti i rilievi posti e le criticità evidenziate sulle ineleggibilità, le incompatibilità, le incandidabilità e le decadenze.
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Decisione Consulta conferma buon lavoro della Giunta

Non posso che ritenere scontato l'esito dell'ennesima decisione della Consulta sulla legittimità delle prescrizioni sull'incandidabilità, sulla sospensione e sulla decadenza.
Infatti, quando abbiamo affrontato la questione della retroattività della Legge Severino presso la nostra Giunta, non sono certo partito da posizioni pregiudiziali o politiche ma da una seria analisi delle copiose sentenze della Corte Costituzionale, ma anche della Cassazione e del Consiglio di Stato, che avevano analizzato, e più volte, l'argomento degli amministratori locali e, seppur muovendo da prospettive diverse, erano giunte alla medesima interpretazione, posta, fra le altre cose, a fondamento della deliberazione della Giunta sulla specifica questione del sen. Berlusconi.
Certo, questa è la prima volta che la Corte Costituzionale, a mio avviso coerentemente, si pronuncia in maniera specifica sulla cosiddetta Legge Severino, concorrendo ad avallare autorevolmente lo spirito e la lettera della norma ma anche, ed una volta di più, la bontà del lavoro svolto dalla Giunta, e dell'indirizzo interpretativo da noi seguito con coerenza e acume giuridico, come la Corte credo oggi abbia in qualche modo, e fermamente, ribadito.
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Meglio un confronto su cosa debba intendersi per Fumus Persecutionis

Attribuire alla Consulta le decisioni in materia di arresti dei parlamentari rischierebbe inevitabilmente di trascinare il supremo organo di garanzia nella polemica politica. Insomma, il rimedio proposto dal ministro Orlando rischia di essere peggiore del male temuto. Il tema, piuttosto resta quello di chiarire definitivamente e meglio, su cosa debba incentrarsi la valutazione di Giunta e Parlamento, ovvero cosa realmente debba intendersi per "fumus persecutionis", evitando che la discussione parlamentare tracimi in ambiti e aspetti di natura squisitamente processuale.

La proposta del ministro Orlando ripropone un'opzione che la dottrina richiama da almeno quindici anni, spesso in coincidenza di discussioni pubbliche su decisioni adottate dal parlamento, guardando alla terzietà della Consulta come possibile soluzione al problema della libertà di un parlamentare.

Spesso, però, quando la discussione è emotiva e frettolosa, si finisce per pensare a un rimedio peggiore del male tanto più se quel rimedio è funzionale ad un accordo. Quella proposta sarebbe, quindi, una soluzione addirittura peggiore della tradizionale autorizzazione parlamentare a procedere ai suddetti atti restrittivi, in quanto da un lato permarrebbe la sottrazione dei relativi poteri all’autorità giudiziaria (e quindi rimarrebbe la deroga al principio di uguaglianza) e dall’altro lato "inquinerebbe" l’attività del supremo organo di garanzia nel nostro ordinamento costituzionale, che verrebbe gettato nell’agone politico. Per dare un’idea di questo, sarebbe sufficiente immaginare se ad esempio la Consulta fosse stata chiamata a decidere sulle più recenti richieste di custodia cautelare a carico di parlamentari.

D'altronde non è casuale che i Costituenti del 1948, così come quelli del 1993, dopo i fatti di Tangentopoli, abbiano lasciato questa funzione in capo a un organo di garanzia parlamentare, geneticamente politico com'è la Giunta, quale migliore soluzione per tutelare la funzione parlamentare e l'autonomia del potere legislativo, che è e deve restare un valore da preservare.
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Siamo la seconda lista politica della coalizione

Dario Stefàno, senatore e coordinatore di “Noi a Sinistra”: quale sarà la posizione che assumerete alle consultazioni con Emiliano?
Quella sempre espressa: disponibilità a partecipare alla composizione di un governo con chiara impronta di centrosinistra e che quindi abbia l’obiettivo di proseguire sulla strada di quel cambiamento che in dieci anni ha restituito prospettiva e protagonismo alla nostra regione, grazie a una diversa idea delle politiche pubbliche. Una disponibilità offerta in virtù anche di un risultato elettorale che, al netto della lista del presidente configurabile direttamente come espressione di Emiliano, ci caratterizza come seconda gamba della coalizione: siamo la seconda lista politica che esprime il risultato più rotondo.

Come vorreste venisse tradotto questo risultato?
Con una doppia opzione in giunta: un consigliere eletto e una donna indicata da noi per partecipare attivamente all’irrobustimento della rappresentanza di genere, anche perché siamo nelle condizioni di esprimere nomi di grande valore, di prestigio, competenti e nel segno della continuità rispetto alla pratica amministrativa.

A disposizione mettete soltanto le donne da voi candidate?
No, saremo pronti a mettere in campo indicazioni capaci di andare anche oltre i valori territoriali, proprio come successo in questi anni. Espressioni di governo come per esempio Angela Barbanente hanno avuto la capacità di andare al di là di tutto e delle rappresentanze territoriali. E vogliamo continuare su quel solco.

Ha il sentore di uno spostamento al centro della coalizione? A voi e ai Popolari spetta un assessorato ciascuno…
Noi poniamo a Emiliano l’esigenza e l’opportunità che la coalizione non modifichi il suo profilo politico. E per questo è inconciliabile l’idea della vicepresidenza all’area centrista perché modificherebbe l’identità della coalizione. E senza dubbio prerogativa del presidente l’allargamento delle alleanze, ma senza modificare l’impronta principale.

Anche la scelta dell’assessore tra i vostri consiglieri non sarà indifferente né indolore, per ragioni interne. Vorreste essere voi a indicare il nome prioritario, non Emiliano?
Ci sono differenze se la scelta è fatta o meno nel segno del rafforzamento del profilo di governo: se subiamo la scelta perché risolve problemi altrui, non possiamo assecondarla. La composizione della giunta è prerogativa del presidente, ma è necessario condividere i metodi di individuazione dei nomi, per partecipare nel miglior modo possibile alla squadra di governo. Insomma: vanno condivisi i criteri, non scegliere tra i nomi questo o quello pur di risolvere altre necessità.. Non possiamo essere spettatori di criteri disegnati da altri.

Nel vostro gruppo però le divisioni si avvertono,soprattutto tra chi ha una lunga militanza a sinistra e chi invece viene da un percorso civico. E la scelta di Borraccino da parte di Emiliano potrebbe fare da detonatore.
Parliamo di semplici indicazioni che peraltro appartengono a ogni componente politica. Noi ci siamo prodotti in un importante sforzo di aggregazione, una sintesi di eletti che tiene dentro ogni anima, dando valore al progetto. Il problema per noi, ora, è raccogliere la disponibilità di Emiliano a condividere un certo percorso.

E’ d’accordo sulla giunta a sette?
Non so se è una decisione definitiva, ma certo potrebbe esporre la Puglia a qualche criticità in più: questa è una regione con più di 4 milioni di abitanti, e avrebbe qualche difficoltà a essere governata con soli sette assessori. Michele immagina questa scelta accompagnata dalla volontà di modificare lo Statuto in breve tempo. Ma non è un cosa semplice né breve, è un’opzione peraltro da soppesare bene e da condividere con gli eletti, visto che saranno loro ad essere chiamati alla modifica statutaria. Emiliano è inoltre segretario regionale del partito che ha voluto fortissimamente nello Statuto il limite dei due assessori esterni, e ora questa criticità non può essere scaricata sul governo della Puglia.

Ma se dovesse spettarvi un solo assessorato, sarebbe subito rottura?
Gli incontri con Emiliano ci racconteranno quali sono le volontà comuni. E se saranno tali, produrranno risultati. Ma se gli elementi di comunione saranno pochi, allora faremo la nostra analisi e le considerazioni aggiuntive per prendere decisioni diverse. Non viviamo certo l’esigenza di avere a tutti i costi postazioni di governo. Ma il risultato elettorale è frutto del nostro impegno, dentro uno schema coalizionale.

dall'intervista a Nuovo Quotidiano di Puglia del 28 Giugno 2015
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Berlusconi resta incandidabile

Senatore Dario Stefàno, Presidente della Giunta Elezioni e Immunità del Senato, l'ex Cavaliere dunque ha vinto la sua prima battaglia con la giustizia per quanto riguarda il caso Ruby, rimane però la condanna definitiva a 4 anni per frode fiscale. Un ostacolo per il ritorno di Berlusconi alla politica resta la legge Severino. Ora sia l'ex Cavaliere, sia Il presidente della Commissione Affari Costituzionali, Francesco Paolo Sisto chiedono che la legge sia cambiata. Crede possibile una ipotesi di questo tipo?
L'assoluzione di Berlusconi nel processo Ruby non migliora la sua condizione di incandidabilità. Semmai l'avrebbe potuta peggiorare, nel caso di condanna, nell'ottica di un'eventuale richiesta di riabilitazione che potrebbe essere concessa dal giudice solo in presenza del requisito della buona condotta. Non accomuniamo dunque le due sentenze.

Quindi qual è l'attuale situazione di Silvio Berlusconi da un punto di vista giudiziario?
Per effetto della sentenza di condanna nel processo Mediaset, Berlusconi ha ricevuto la sanzione accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici e dunque non può candidarsi né votare per due anni, a decorrere dalla fine della pena detentiva. Inoltre, per effetto della cosiddetta Legge Severino, non può candidarsi né ricoprire cariche di Governo per 6 anni, a decorrere dal 1 agosto 2013, data della sentenza definitiva di condanna. Questi sono gli unici elementi certi al momento.

Renzi ha fatto capire che "non se ne parla" di cambiare la Severino. Consa ne pensa?
Non entro nel merito delle norme disposte dalla Legge Severino, nata con l'obiettivo di rendere "pulite" le Assemblee elettive e contrastare il livello di corruzione in politica e che fu votata nel 2012 con un'ampia maggioranza (anche dal PDL). Non entro nemmeno nel merito di eventuali future proposte di modifica della stessa che restano nell'autonomia del Parlamento, ma che mi augurerei venissero allo stesso modo definite con l'unanimità dei pareri. Il mio ruolo e quello della Giunta sono chiari: siamo chiamati ad applicare una legge vigente. Qualora la disciplina venisse ridiscussa in Parlamento e dunque modificata, alle vicende che si presenteranno in futuro noi applicheremmo le eventuali nuove disposizioni.

Se però la Consulta dovesse decidere diversamente, anche alla luce dei vari ricorsi al Tar, (con i quali si chiede di non sospendere più gli amministratori condannati solo in primo o in secondo grado) lo scenario potrebbe cambiare? Cosa pensa potrebbe accadere?
Attenderemo la decisione della Consulta (e quindi del "giudice delle leggi") che ad oggi ancora non si è pronunciata. Ad ogni modo le norme della Severino riguardanti i Parlamentari sono diverse da quelle previste per gli amministratori locali. Inoltre è bene ricordare che nei casi De Luca e De Magistris parliamo di sentenze di primo grado e quindi non definitive, rispetto alle quali la Severino dispone la sospensione dalla carica. Mentre nel caso Berlusconi la sentenza di condanna è definitiva e la Severino prevede la decadenza dalla carica.

Senatore, la nostra Costituzione dice che un cittadino italiano è innocente fino alla condanna definitiva. La Severino confuta questo principio per quanto riguarda i politici. Crede, alla luce della sentenza a favore di Berlusconi che quella legge sia giusta? Risponde cioè a quel principio costituzionale? O non dovrebbe essere rivista in qualche modo?
La presunzione di innocenza è un principio contemplato dalla nostra Costituzione, ma per Berlusconi è scattata la decadenza, prevista dalla Severino, proprio perchè si trattava di una sentenza passata in giudicato, ovvero la condanna era definitiva. Anche per questo i casi De Magistris e De Luca sono diversi rispetto alla decadenza di Berlusconi, in quanto la sospensione è avvenuta solo sulla base di una sentenza di primo grado, per cui si profilano problematiche di costituzionalità del tutto estranee alla vicenda di Berlusconi.

Senatore, se la Corte costituzionale dovesse accogliere la tesi della non retroattività, anche Berlusconi potrebbe tornare a sedere sui banchi del Parlamento? E quale iter si aprirebbe alla luce di questa decisione della Consulta?
Non ho la sfera di cristallo quindi non posso prevedere gli esiti e le motivazioni che la Consulta eventualmente esprimerà. Non vi sono precedenti parlamentari richiamabili, nemmeno per analogia. Solo in passato, alla Camera dei Deputati, con riferimento al caso Previti, si pose la questione se il deputato, decaduto per ineleggibilità sopravvenuta, potesse essere ri-proclamato in caso di successivo riacquisto dei requisiti di eleggibilità. Ma non se ne fece nulla.

Quali sono gli eventuali altri scenari che ritiene possibili?
Se anche dovesse essere modificata la Legge Severino, resterebbero comunque i due anni di interdizione dai pubblici uffici, come pena accessoria che impedisce candidatura e voto fino all'8 marzo 2017. Se restiamo nei paletti fissati dalla Severino, l'unico scenario ipotizzabile attualmente è la possibilità di un'eventuale richiesta di riabilitazione da parte della difesa di Berlusconi, la quale però non può essere concessa dal giudice prima di tre anni, a decorrere dall'8 marzo 2015 (dal termine cioè della pena scontata ai servizi sociali presso Cesano Boscone). Arriveremmo quindi all'8 marzo 2018. Senza riabilitazione, invece, occorrerà attendere l'8 marzo 2019 perchè Silvio Berlusconi possa ricandidarsi o ricoprire cariche di Governo.

[Da intervista su Gazzetta del Mezzogiorno del 13 marzo 2015, pag 5]
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De Luca, la sospensione è atto dovuto

Non leggo positivamente la crescente attenuazione, nel dibattito politico, dell'importanza dei valori di legalità e di onorabilità indispensabili all'accesso e al mantenimento di cariche pubbliche, intorno ai quali è stata peraltro sviluppata la cosiddetta Legge Severino.
Non entro nel merito della specifica vicenda giudiziaria del sindaco di Salerno De Luca ma considero opportuno chiarire, anche questa volta, che la sua sospensione dalla carica di sindaco è un atto dovuto, e non discrezionale, ai sensi dell'art. 8, comma 1, lett. a), del decreto legislativo n. 235 del 2012.
Se poi la magistratura amministrativa ne dovesse sospendere l'efficacia, come già avvenuto per il caso De Magistris, con riferimento alla questione della presunta retroattività della misura, non potrò che ribadire l'evidenza di circa venti anni di giurisprudenza costituzionale, amministrativa e civile che hanno interpretato in maniera omogenea la problematica (contrariamente al Tar della Campania), ritenendo che si tratti di una condizione soggettiva di indegnità conseguente a determinate condanne e soggetta alla regola del tempus regit actum e, quindi, non di una misura sanzionatoria.
So bene che, laddove interpellata, se la magistratura amministrativa dovesse operare, anche in questo caso, nella direzione tracciata con la vicenda De Magistris, tornerebbero ad affacciarsi impropri parallelismi con la procedure della decadenza del Senatore Berlusconi. Sarebbe, ancora una volta, un errore poiché in quella vicenda la Giunta, e poi l'Aula del Senato, hanno operato con il pieno conforto di una consolidata giurisprudenza delle giurisdizioni superiori.

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XLIV Seduta della Giunta

Sostituzione di senatori della regione Veneto  
Occorrendo provvedere, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, nonché del parere della Giunta per il Regolamento espresso nella seduta del 7 giugno 2006, all'attribuzione dei seggi resisi vacanti nella regione Veneto a seguito delle dimissioni dei senatori Pierantonio Zanettin e Maria Elisabetta Alberti Casellati, la Giunta – su conforme relazione del senatore CRIMI (M5S) - ha riscontrato, nella seduta odierna, che i candidati che seguono immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo della lista alla quale appartenevano i senatori dimissionari sono Bartolomeo Amidei e Stefano Bertacco.

[approfondimenti]

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