Anticipare Tavolo Tecnomessapia

Il mio intervento in Aula al Senato sulla crisi occupazionale di Tecnomessapia, nel brindisino.

Signora Presidente,
mi faccio, in quest'Aula questa sera, portatore delle istanze e delle preoccupazioni dei dipendenti - e delle loro famiglie - dell'azienda Tecnomessapia, un vero e proprio fiore all'occhiello della Puglia, e non solo, che negli anni ha raggiunto traguardi importantissimi nell'ambito della qualità produttiva del settore aeronautico. Dal 2012 Tecnomessapia ha aumentato la sua forza lavoro, passando da 80 a più di 400 dipendenti, lavorando in appalto per società controllate da Finmeccanica. Quest'ultima, nel 2015, per un processo di internalizzazione, ha proceduto a fare un vero e proprio travaso di competenze presso altri stabilimenti, avvalendosi del personale di Tecnomessapia che di fatto ha proceduto a trasferire il proprio know how specifico ad operatori di altre aziende.

Una volta completato l'affiancamento, però, il personale Tecnomessapia è stato dichiarato in esubero.

Il 30 giugno prossimo si procederà al licenziamento degli ultimi 175 dipendenti. Licenziamenti, questi, che seguono una dismissione di personale che ha già superato le 400 unità, contrariamente però alla mole lavorativa della società, che invece risulta essere in aumento.

Chiedo quindi, attraverso di lei, signora Presidente, che il ministro De Vincenti, d'intesa con il Ministro dello sviluppo economico, provveda ad anticipare la data, prevista per metà luglio, di convocazione del tavolo sulla crisi occupazionale, che insiste in modo molto preoccupante sul tessuto economico e sociale di Brindisi e della Puglia e, possibilmente, a rispondere anche all'atto di sindacato ispettivo 3-03209 del 12 ottobre 2016, nel quale riferivo della crisi che oggi tocca picchi ancora più gravi e acuti.

Solo attraverso una sinergia tra Regione e Governo nazionale si potrà infatti disinnescare il rischio ormai concreto di un vero e proprio shock occupazionale per il territorio brindisino, dove gli indici socioeconomici sono già attestati su livelli di grande preoccupazione.

Mi sia inoltre consentita un'ulteriore precisazione. Spetta in primis al Governo garantire interventi urgenti e coraggiosi per contrastare la crisi occupazionale in atto in molti territori. Un principio la cui cogenza deve valere in modo ancora più stringente quando l'azienda in oggetto è di proprietà del Governo stesso, ovvero del Ministero dell'economia e delle finanze.

::: Qui link al video -> https://youtu.be/-m_14Obq9hk

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Agricoltura, in Puglia serve cambiare passo

La denuncia del presidente di Coldiretti Puglia di ieri e quella di qualche giorno fa del presidente di Confagricoltura Bari, sullo stallo delle misure del PSR Puglia, e non solo, certificano una situazione che sarebbe utile provare a sanare subito, per non mettere a rischio la sopravvivenza del comparto agroalimentare pugliese.
L’empasse su molti dei punti chiave per il settore agricolo pugliese, denunciato dalle associazioni dei produttori desta non poche preoccupazioni, in un momento di grandi cambiamenti e di grosse criticità per la Puglia agricola, alle prese non solo con la tragedia Xyella.

Il fatto che, dopo 2 anni, siano due grandi organizzazioni nazionali ad esprimere un giudizio così severo, libera tutti dall'imbarazzo che lo stesso possa venire confuso come valutazione politica e strumentali ad altri fini. Al contrario, chiama alla responsabilità di essere conseguenti per invertire la rotta rispetto ad un biennio che rischia di farsi riconoscere solo per l'assenza di scelte.

E’ evidente che serve un cambio di passo deciso e veloce, così come sono certo che il presidente Emiliano si farà carico di assicurare una soluzione a tale situazione, un cambio di passo, perché ne va della sopravvivenza del sistema.
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2 Giugno, un compleanno speciale

Il 2 giugno la Repubblica italiana compie 70 anni e per la Puglia in Più è un compleanno speciale. L’articolo 1 della Costituzione afferma che: la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro.
Per la Puglia in Più il lavoro è un diritto, un principio di civiltà non negoziabile. Il lavoro è la carta di identità del cittadino nella società, senza lavoro infatti egli vive ai margini, nella solitudine con la paura di non riuscire!...
I Costituenti ebbero lo sguardo lungo e la mente lucida: capirono infatti che il lavoro favorisce la crescita dell’uomo, lo libera dal bisogno e lo promuove protagonista del progresso sociale. Il lavoro è luce che vince il buio, annulla la solitudine e supera la paura di non riuscire.
Oggi il lavoro non c’è e quello che rimane è profondamente cambiato. Il lavoro è stato la causa del miracolo economico degli anni ’70 dell’Italia: ha trasformato il nostro Paese da agricolo in potenza industriale. Dalla mancanza di lavoro nasce la crisi del nostro Bel Paese. Il Sud perde braccia ed intelligenze preziose. Il Meridione rischia di diventare un deserto sociale e non avere più futuro. Bisogna reagire. Tornare alla buona politica, al rispetto dei cittadini, non è solo un dovere sociale ma prima ancora morale. Bisogna lottare per difendere il diritto al lavoro nella modernità. Le tecnologie hanno trasformato il lavoro il digitale le relazioni sociali. Non c’è più la classe operaia per come la abbiamo conosciuta nel passato.
Anche il conflitto sociale è cambiato. Negli anni ’70 lo fecero i lavoratori e lo vinsero. Negli anni ’90 lo hanno fatto i ricchi e lo hanno vinto. La loro vittoria però ha portato tanta, molta povertà. L’altra grande lotta della modernità è quella di combattere le nuove povertà.
La Puglia in Più è un movimento che guarda con molto impegno la società che cambia e soffre la mancanza di lavoro perché è nata proprio per promuovere un futuro di società fondata sul diritto al lavoro e contro ogni forma di povertà.
Per noi della Puglia in Più i 70 anni della Repubblica sono un compleanno speciale perché la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro.

[contributo del Prof Luigi Mangia]

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Xylella, ricalibrare sottomisura 5.2 del PSR dopo decisione Ue

A seguito delle buone notizie arrivate da Bruxelles che ha recentemente aperto alla possibilità di re-impianto di cultivar tolleranti nelle zone infette da Xylella, l'invito che rivolgo alla Regione è quello di congelare subito la sottomisura 5.2 del PSR, in attesa della decisione formale da parte dell'Ue del prossimo 20 giugno, per poi utilizzare quelle stesse risorse per agevolare e sostenere le aziende agricole nelle operazioni di reimpianto delle specie Leccino e Favolosa. 

L'apertura al reimpianto è una buonissima notizia e possiamo dirci fiduciosi: tutti gli elementi lasciano intendere che, fra circa un mese, si arriverà ufficialmente al via libera. Perché, allora, non utilizziamo le somme della 5.2, magari aumentandone la dotazione finanziaria, per sostenere l'impianto delle specie tolleranti che saranno autorizzate dagli esperti Ue?

L'obiettivo comune è salvare l'olivicoltura salentina e pugliese e possiamo farlo scommettendo, da subito e concretamente, su cultivar resistenti al batterio. La Regione ha il dovere di dare risposte al territorio e centrare gli obiettivi, ottimizzando al meglio le risorse pubbliche. Pertanto, si attivi per ricalibrare la sottomisura 5.2, che - ricordo - ha come scopo specifico quello di ripristinare il patrimonio agricolo e zootecnico e sostenere il potenziale produttivo danneggiato da calamità, avversità ed eventi catastrofici, anche e soprattutto in funzione delle decisioni concrete e ufficiali che fra un mese arriveranno dalla Ue.
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Xylella: Inadeguati i criteri di accesso agli indennizzi

La Regione Puglia ha prorogato dal 30 aprile 2017 al 31 maggio il termine delle domande per gli indennizzi per i danni causati dal batterio Xylella. Ma immaginare di proseguire in ordine sparso rischia di arrecare più danni della Xylella stessa.

La decisione, pubblicata lo scorso 27 aprile sul sito Psr Puglia, di far slittare il termine senza però nessuna revisione delle modalità di presentazione delle domande rischia di essere totalmente priva di efficacia.

Sul piatto, infatti, pesa in modo assai preoccupante la diffusa - e peraltro più volte evidenziata dalle associazioni di categoria - impossibilità di rendere queste risorse realmente accessibili in ragione del parametro selezionato per riconoscere i mancati redditi. Ma non è tutto: a preoccupare ulteriormente è la scelta operata con la sottomisura 4.1 relativa al sostegno agli investimenti nelle aziende agricole site nei territori pugliesi colpiti da Xylella. Con tale bando, si rischia di innescare un circuito di forti conflittualità tra aziende che insistono nei territori colpiti da Xylella. Si rischia di alimentare una insana, pregiudizievole ed esiziale competizione tra queste aziende. La caduta critica di questa misura, infatti, è nel fatto che in condizioni straordinarie, come quella attuale, non si può immaginare di operare secondo percorsi ordinari. Sarebbe stato più opportuno indire un bando totalmente dedicato alle aziende colpite da Xylella o, diversamente, approntare una selezione di criteri tarati sulla presenza di questo batterio killer, o, ancora, predisporre una plurimisura, partendo ad esempio dalla sottomisura 5.2 che ha come scopo specifico quello di ripristinare il patrimonio agricolo e zootecnico danneggiato da calamità, avversità ed eventi catastrofici.

Una insufficiente capacità analitica pregiudica sempre l'azione amministrativa e, di conseguenza, rende più difficoltosa l'individuazione di strumenti realmente utili, ovvero capaci di rispondere agli effettivi bisogni del territorio. E sul tema xylella le aspettative del comparto sono note e chiare da tempo.
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Istat, decretata la totale inefficacia di politiche per il rilancio del Sud

Le previsioni sul futuro demografico del Paese diffuse da Istat sentenziano la presenza di un'insopportabile ipoteca sulle possibilità di progresso economico delle aree del Mezzogiorno e dimostrano che la famosa questione meridionale non solo non è stata mai superata ma non è neanche stata affrontata concretamente dai governi centrali. Occorrono maggiori risorse pubbliche, accompagnate, però, da idee e da programmazione credibili ed una loro allocazione finalmente efficace perché la crisi non si risolve ripercorrendo gli stessi errori che ci hanno portato qui.

Con questo fenomeno dello spopolamento tracciato da Istat, e con il conseguente dell'invecchiamento della popolazione residente, non stiamo altro che assistendo a una emorragia di classe dirigente del futuro: un processo che, come unico risultato, produrrà una calcificazione della condizione di sottosviluppo cronico che purtroppo già conosciamo. L'allarme lanciato dall'Istituto Statistico non deve essere derubricato a fine studio di evidenza analitica.  

Occorre, dunque, una politica per il Sud Italia che non sia solo di intenzioni e proclami ma si componga di analisi, capacità progettuale e risorse impegnate realmente attraverso altrettanti strumenti di assegnazione adeguati. In altre parole, occorre un cambio netto ed evidente di marcia, che possa assecondare gli sforzi di chi lavora da sempre allo sviluppo di soluzioni per uscire dalla crisi. In Puglia, in questi anni, abbiamo cercato di risolvere la dicotomia tra i centri e le periferie, tra la città e la campagna, ripopolando le zone rurali, riassegnando loro una funzione pedagogica, raggiungendole con servizi e infrastrutture sia fisiche che tecnologiche, facendole diventare centro nevralgico di una attività produttiva rispettosa dell'ambiente. Al Sud, la percentuale di giovani che non hanno alcun tipo di impegno - i cosiddetti neet - sfiora in alcune zone addirittura il 40%. A loro, prima che decidano di scappare via, dobbiamo poter offrire concrete e nuove opportunità di riscatto e crescita professionale e di vita, in modo che la possibilità di crearsi una famiglia ed invertire così questa infausta tendenza non sia vista come un salto nel buio.
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Sbloccare subito iter autorizzativo per gli agriturismi in Puglia

Condivido le preoccupazioni dell'Ordine degli Agronomi di Lecce sull'ingolfamento nella lavorazione delle autorizzazioni per l'avvio delle aziende agricole in Puglia. Non è ammissibile che a finire nelle spire dei vuoti normativi sia un settore in crescita e, con esso, quanti intendono cominciare a misurarsi in questo campo. La Regione Puglia si attivi immediatamente per risolvere questo paradosso, avocando a sé la possibilità di istruire le pratiche per l’avvio degli agriturismi.

Non possiamo nasconderlo: questa situazione incresciosa è figlia delle modifiche sugli assetti e sulle funzioni delle amministrazioni provinciali previste dalla riforma degli enti locali, la cosiddetta riforma Delrio, che hanno creato una serie di malintesi rispetto alle competenze in capo a ciascun livello amministrativo. Alcune competenze sottratte alle province stanno facendo andare in tilt i comuni, già vessati dai blocchi delle assunzioni che penalizzano gli organici, e questa è una di quelle. Se è vero che la riforma ha creato dei vuoti incredibili è anche vero che non si può assistere all’inerzia delle Regioni. Non possiamo accettare che a pagare il prezzo alto, come al solito, siano i cittadini e chi ha voglia di intraprendere un’attività.

Ci troviamo, oltretutto, dinanzi a una circostanza ulteriormente aggravata perché in questa vicenda il danno riguarda uno dei settori che, nonostante la crisi e la recessione, sta registrando ogni anno trend in crescita, assicurando un aumento dei lavoratori indipendenti e dei lavori dipendenti e sta contribuendo alla promozione del nostro patrimonio rurale e delle nostre produzioni. Occorre, in ultimo, considerare - conclude Stefàno - che è attiva una misura del Piano di Sviluppo Rurale specifica per questo settore e il rischio è che venga penalizzato il territorio della provincia di Lecce.
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Pil strozzato da spending review, servono più risorse per Mezzogiorno e agroalimentare

E' arrivato il momento di abbandonare l'approccio esclusivamente incentrato su spending review e rigore nei conti. Se vogliamo rilanciare davvero il Paese e renderlo competitivo, dobbiamo liberare gli investimenti pubblici, soprattutto per infrastrutturare il Sud e per accompagnare concretamente quei settori che possono contribuire a creare nuova occupazione, come per esempio l'agroalimentare, nell'ottica di uno sviluppo che sia sostenibile anche dal punto di vista ambientale.

Il Def non deve restare un libro dei sogni nè deve essere una mera fotografia delle entrate e delle spese dello Stato ma deve rappresentare il primo punto di caduta degli impegni assunti dal governo Gentiloni che ha, pubblicamente e a più riprese, asserito di voler rimettere il Mezzogiorno al centro della sua programmazione. Ma come facciamo a recuperare il gap se nel Cipe abbiamo già visto, ad esempio, che il costo delle opere non prioritarie localizzate al centro-nord è pari al 72% e al Sud è solo il 27%? Come facciamo a rimettere in moto l'economia se non invertiamo la rotta sugli investimenti pubblici che negli ultimi anni sono crollati del 18,1% e solo nell'ultimo anno di un preoccupante 4,5%? Nel documento che ispirerà la legge di bilancio, il governo è chiamato a una operazione di riequilibrio degli investimenti per correggere una tendenza pruriginosa: oggi la spesa della PA centrale, da sempre più parassitaria, registra un aumento del 9,5% mentre quella per le amministrazioni periferiche, più vicine, nei fatti, ai bisogni dei cittadini, si è sgonfiata di quasi il 14%. Dobbiamo garantire più autonomia agli enti locali ma la strada non è certo quella di sottrarre risorse ai loro bilanci. 

Investimenti pubblici, dunque, per aumentare anche la capacità occupazionale del Paese: nonostante i proclami, dal 2007 ad oggi, i dati sugli occupati in Italia sono rimasti invariati. Abbiamo una necessità impellente che è quella di creare nuova occupazione e lo possiamo fare, per esempio, scommettendo con coraggio sulle potenzialità dell'agroalimentare per irrobustire le già straordinarie performance delle aziende del settore che, da sole, hanno un Pil che corre 6 volte più veloce del dato nazionale e un export che vale 38 miliardi di euro. Abbiamo bisogno di correre tanto perché, nonostante l'Fmi abbia, di recente, rivisto leggermente al rialzo il dato relativo alla crescita del Pil nel 2017, siamo ancora alla metà della media dei Paesi dell'eurozona. Per correre, servono gambe: occorrono misure anticicliche per assicurare progresso e sviluppo alle periferie del Paese e alle aree del Mezzogiorno, troppo spesso assoggettate a una logica dell'ingiustizia che esiste da tempo e ancora oggi non permette all'Italia di giocare la partita più importante con la rosa al completo.
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